Pata Pata...

Ha iniziato la sua carriera
come corista dei Manhattan Brothers nel 1954, poi ha girato il Sudafrica con
una formazione femminile, Skylarks, infine è arrivata al successo come
protagonista di King Kong, uno spettacolo jazz, nel 1959.
Nello stesso anno si è
trasferita negli Stati Uniti dove ha inciso successi internazionali come Pata Pata (si, quella della pubblicità)
e The click song e dove ha iniziato
la sua battaglia contro l'apartheid.
Nel 1963 ha portato la propria
testimonianza al comitato delle Nazioni Unite. Come risposta il governo
sudafricano ha messo al bando i suoi dischi e ha condannato Miriam all'esilio,
esilio durato trent'anni.
Da quel momento la sua biografia
è diventata un’unica testimonianza di impegno politico e sociale, una vita
itinerante, come la sua musica vietata. Un impegno mantenuto fino all’ultimo. Miriam
infatti è venuta a mancare durante il concerto anticamorra a sostegno di
Roberto Saviano, tenutosi a Castel Volturno il 9 novembre 2008, uno dei luoghi
simbolo della lotta alla criminalità. L’evento è stato un’aperta manifestazione
di resistenza contro ogni tipo di razzismo e di camorra. Proprio per questo
Miriam ha voluto partecipare a ogni costo, nonostante le sue condizioni di
salute non fossero delle migliori. Durante un’intervista aveva così commentato
l’invito alla manifestazione: “Sono
onorata di essere stata invitata a Castel Volturno in questa occasione e di
poter così unire la mia voce a quella di questa comunità nella lotta contro il
pregiudizio e l'odio razziale. Ho trascorso 31 anni della mia vita in esilio
forzato dal mio paese. Io e la mia musica siamo stati banditi dal Sud Africa
perché le mie canzoni venivano considerate politiche. Ho sempre rifiutato
questa definizione perché ciò che mi limitavo a fare era descrivere la realtà
che avevo davanti agli occhi”.
“È giusto che i suoi ultimi
momenti siano stati sulla scena", ha commentato l'ex presidente sudafricano Nelson
Mandela. "Le sue melodie hanno dato
voce al dolore dell'esilio che provò per 31 lunghi anni. Allo stesso tempo, la
sua musica effondeva un profondo senso di speranza".
Miriam Makeba “è stata – dice ricordandola Roberto
Saviano - ciò che per molti anni i
sudafricani hanno avuto al posto della libertà: è stata la loro voce”.
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Miriam Makeba
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