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01/2008
Daniele Nardi - "freedom"
HA CONQUISTATO il titolo di personaggio dell’anno.
Perché, quello che Daniele Nardi ha vissuto in questo 2007, va oltre la semplice impresa sportiva. Dove, di semplice, non c’è proprio nulla: a partire dagli 8.611 metri di altezza da raggiungere, alle due persone della spedizione da lui capitanata scomparse durante l’avventura per scalare il al mondo, fino alle condizioni fisiche, con problemi respiratori e ossei di ogni genere, e climatiche, con continue bufere di proporzioni e violenza che non possiamo immaginare, tanto sono lontane dal nostro vivere quotidiano.
Ma il 31enne scalatore setino non è di certo nuovo a queste imprese, visto che il K2, conquistato lo scorso 20 luglio alle ore 16.01 locali, rappresenta "solo" la settima vetta in carriera: la prima è stata il Gasherbrum a 8.035 metri con spedizione partita il 29 luglio 2001, poi c’è stato il Cho Oyu a 8.201 metri nel settembre del 2002, quindi l’Everest a 8.848 metri datato 7 aprile 2004, ed ancora lo Shisha Pangma a 8.046 metri raggiunto nell’ottobre del 2005, passando per l’Aconcagua a 6.959 metri a cavallo tra la fine 2005 e l’inizio del 2006, quindi il Makalu a 8.473 metri il 19 marzo 2006, fino a chiudere, per il momento, con il K2. Per il momento... visto che in cantiere Daniele ha una nuova impresa: il raggiungimento del Kanchenjonga, al confine tra Nepal e Tibet, a 8.586 metri, messa in agenda nel prossimo mese di marzo.
In attesa, torniamo a quello che, fino ad ora, può essere definito come il momento più emozionante della sua vita: la spedizione sul K2 è stata seguita passo dopo passo da Rai Sport e dal giornalista Marco Mazzocchi che ha realizzato uno special in due puntate andato in onda su Raidue catallizzando l’attenzione di centinaia di migliaia di telespettatori ma è stata anche un’avventura che è costata la vita a due persone.
La prima è stata quella di uno sherpa al seguito di una delle varie spedizioni internazionali che si trovavano lì, nello stesso periodo di Nardi. In questo caso si trattava di un uomo del posto scivolato nel vuoto proprio di fronte a Daniele che non ha potuto fare nulla per salvarlo. Lo sherpa, ricordiamo, è componente della popolazione delle montagne del Nepal.
E poi l’altra vita che si è spezzata su quella difficilissima montagna è stata quella dello scalatore di Terni Stefano Zavka, compagno di squadra del pontino, anche lui arrivato fin sopra la vetta ma senza riuscire più a tornare giù. Riproponiamo alcuni stralci dell’intervista che Daniele ci ri rilasciò subito dopo il suo rientro a Sezze.
Ricordi ogni più piccolo istante di quei momenti?
"Il ricordo è forte, indelebile, ma le emozioni le sto vivendo in maniera molto graduale. Ci vuole tempo per metabolizzare questo tipo di imprese e farle tue davvero. Anche per tante cose che sono successe e che hanno caratterizzato questa avventura".
Il riferimento è al compagno di squadra Stefano Zavka?
"Si, a lui. Molto è stato detto, ma solo in pochi sanno effettivamente di cosa stiamo parlando. Dei pericoli che si vivono in prima persona su quella montagna e a quell’altezza. Stefano era un professionista, una guida alpina e soprattutto ancor prima di me ha vissuto nel 2004 l’esperienza di scalare il K2 senza però riuscirci. Quando uno scalatore decide di affrontare un “tetto del mondo” nessuno riesce a convincerlo a rinunciare. Soprattutto
nel caso di Stefano, che aveva in più un conto in sospeso proprio con il K2. Il richiamo è stato troppo forte, ma la sfortuna stavolta ci ha messo lo zampino".
Una conquista preparata con attenzione, da quando avevi 14 anni.
"Si, è così. Ogni cosa fatta negli ultimi tempi, dalle conquiste dell'Everest del 2004, allo Shisha Pangma dell'anno successivo, è stata messa a punto solo ed unicamente al K2".
Ed ora che lo hai conquistato come ti senti?
"Freedom, ecco questa è la parola giusta. Libero in tutto e per tutto e, soprattutto, consapevole di aver portato a termine il progetto “Sui tetti del mondo” con il 100% del successo. E’ stato un progetto difficile, impegnativo, anche dal punto di vista economico, ma che con la collaborazione di tanti amici ed appassionati, sono riuscito a portare a termine in maniera pulita e lineare".
Ma questa ultima vittoria è tutta tua, o la vuoi dedicare a qualcuno?
"Come ho detto in precedenza, ancora non mi sto rendendo conto bene di quello che ho fatto, mi serve un po’ di tempo, ma quello che voglio dedicare a mio papà Agostino, senza il quale non sarei riuscito a fare nulla, anche le più piccole cose. Perché nei momenti più difficili mi è sempre stato vicino perché mi ha seguito fin dagli inizi senza mai desistere, ma sempre continuamente dandomi fiducia ed incoraggiandomi. Poi al resto della mia famiglia che, ne sono certo, più di volta ho fatto stare in apprensione per me, ma poi sono sempre riuscito a tornare a casa. Ed ancora una dedica speciale a tutti gli amici ed appassionati di montagna che, grazie a me, sono riusciti a vivere più da vicino certe conquiste di cui normalmente sentiamo parlare soltanto in televisione o troviamo sui libri specializzati. Stavolta, invece, c’è “uno” del loro paese, della loro provincia che ce l’ha fatta".
Alessandro Allocca (Latina Oggi)
(Tratto da Latina Oggi del 31.12.07)
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caro daniele mi piacerebbe ciattare con te per conoscerti meglio.Mi chiamo Andra e ho 20 anni.Sò IL tuo nome perchè mia sorella giorgia mi ha parlato di te.
Ciao! E SOPRATTUTTO buon viaggio!